Ciuccio sì o ciuccio no? Mini guida al suo utilizzo

Succhiare è un istinto naturale fondamentale. Permette al piccolo di nutrirsi, e quindi di sopravvivere. Soddisfa anche un’ esigenza psicologica di rassicurazione e di gratificazione del neonato, calmandolo e tranquillizzandolo. Il succhiare costituisce uno dei primi e importanti momenti di apprendimento neuromuscolare, che inizia quando il bimbo è ancora nell’utero della mamma. Quindi, attraverso la suzione, il piccolo impara a coordinare la respirazione e la deglutizione, a stimolare la funzionalità dei muscoli del viso e sviluppare correttamente la bocca. Il succhietto, qualora venga utilizzato, gioca quindi un ruolo importante: per questo è bene scegliere un prodotto ben studiato, che si adatti perfettamente alla bocca e assicuri una corretta distribuzione della pressione della lingua sul palato. Proprio la funzionalità della lingua durante la suzione esercita una spinta sul palato che ne determina il fisiologico allargamento, consentendo la corretta formazione del cavo orale.Il succhietto è dunque un prezioso alleato per la bocca del bambino.

Tre buoni motivi per il suo utilizzo :

  1. Il succhietto può essere utilizzato proprio per soddisfare l’istintiva necessità di succhiare del neonato e per consolare il suo pianto.
  2. Il movimento della suzione aiuta l’armonico sviluppo della bocca. Si è infatti evidenziato che l’utilizzo del succhiotto per 24 mesi non è dannoso per la bocca, mentre il pollice può provocare problemi di malocclusione, in quanto il dito esercita una pressione troppo forte sui denti e sul palato, è più ingombrante e consistente ed è difficile dismetterne l’abitudine.
  3. Secondo uno studio pubblicato su Pediatrics, organo ufficiale dell’American Academy of Pediatrics, l’utilizzo del succhietto durante il sonno può concorrere a ridurre il rischio di SIDS (morte in culla), in quanto la respirazione risulta facilitata dalla posizione della lingua e il sonno è meno profondo.

L’utilizzo corretto del succhietto:

Naturalmente, oltre alle caratteristiche del succhietto, è fondamentale il suo corretto utilizzo: è molto importante non intingere il succhietto in sostanze dolci perché questo potrebbe causare la carie e abituare il bambino fin da piccolo a sapori troppo dolci.

E’ bene anche non dare il succhietto al bambino appena comincia a piangere perché il pianto è il suo solo modo di comunicare con la mamma.

Anche la durata del suo utilizzo è importante: il Ministero della Salute consiglia di togliere il succhietto entro i 36 mesi, iniziando dopo i 24 ad attuare azioni dissuasive per indurre il piccolo a lasciarlo gradualmente.

È bene che la sua detersione e disinfezione avvenga con gli appositi dispositivi ( ad esempio sterilizzatore in microonde ) o più semplicemente per i bambini più grandi sotto un getto di acqua, ma MAI nella bocca della mamma. Questo gesto favorirebbe la trasmissione dei batteri dalla bocca dell’adulto a quella del bambino, ancora privo di difese, sottoponendolo ad un rischio di carie molto più elevato.

Caratteristiche del succhietto:

Morbidezza: deve adattarsi perfettamente alla bocca del bambino, stimolandone funzione e sviluppo. Deve adattarsi alla forma e ai movimenti della bocca del bambino. Deve essere morbido ed elastico, ma contemporaneamente resistente agli strappi e ai morsi.

Forma della tettina: deve permettere la distribuzione corretta delle forze della spinta della lingua sul palato, anche lateralmente,favorendo il corretto sviluppo, e deve possedere un incavo per la lingua, che consenta il naturale posizionamento della stessa.

Piccoli rilievi sulla testa della tettina: riproducono le naturali rughe palatine, punti di riferimento per la lingua durante le fisiologiche funzioni di suzione e deglutizione.

Il collo della tettina deve essere particolarmente sottile per favorire l’ottimale chiusura della bocca.

Dott.ssa Caterina Comin Chiaramonti

La Dottoressa Caterina Comin Chiaramonti è una professionista esperta nell’ ambito dell’ odontoiatria protesica, che comprende faccette, ponti, corone, intarsi e riabilitazioni protesiche su impianti.
Nel suo studio di Verona si dedica alla risoluzione di casi riabilitativi dai più semplici a i più complessi.

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